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Linfoma e protesi mammarie: allarme o allarmismo?

Ne parliamo con Alberto Rivarossa responsabile della Chirurgia Plastica dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo.

Da alcuni mesi si sta diffondendo nell’opinione pubblica l’ennesimo motivo di allarme sulle  protesi mammarie: la probabile associazione di queste con una rarissima forma di linfoma a grandi cellule. L’argomento, ripreso da alcune emittenti televisive ha creato ansie e allarme in tante pazienti portatrici di protesi, sia per motivi estetici, sia ricostruttivi.

Dott. Rivarossa cosa sono le protesi mammarie?

Sono dispositivi medici che appartengono alla classe di rischio più alta, per la quale è compito del Ministero della Salute svolgere un’attenta e costante attività di vigilanza.

Per garantire la tracciabilità dei dispositivi protesici utilizzati, il Ministero ha predisposto una piattaforma on line, in fase di sperimentazione, che prevede l’inserimento di molti dati relativi sia alla protesi mammaria sia alla procedura seguita nel corso dell’intervento chirurgico.

C’è una correlazione tra Linfoma a Grandi Cellule e protesi mammaria?

La presenza di protesi di nuova generazione, con superficie ruvida e “adesiva” è chiamata in causa per maggiori complicanze tra cui ultimamente anche lo sviluppo di un linfoma capsulare di tipo T, con specifiche caratteristiche, che recede, nella maggioranza dei casi, con la rimozione completa della protesi e della capsula.

In Italia sono ad oggi confermati 40 casi (177 in Europa e 414 casi nel mondo) di Linfoma legato alla presenza di protesi mammaria, con il 90% di guarigioni a seguito della semplice rimozione chirurgica, senza chemioterapia, e solo 10 decessi.

Cosa fare quindi se si ha una protesi mammaria?

Le Agenzie nazionali e i Ministeri della Salute sottolineano l’importanza per le pazienti di sottoporsi ai regolari controlli di follow-up indicati dal proprio medico curante e prescritti con cadenza variabile in base alla condizione clinica del singolo paziente. Non è assolutamente indicato o consigliato l’espianto protesico asintomatico. E’ importante  tenere sotto controllo i sintomi d’allarme quali dolore, contrattura capsulare, febbre, flogosi e tumefazione periprotesica.



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