La donazione del sangue

Un atto gratuito oggi insostituibile

“Donare è importante”: quante volte lo abbiamo sentito dire? Quanto spesso è ripetuto, soprattutto durante il periodo estivo? Lo slogan, però, non è soltanto uno slogan: il dott. Marco Lorenzi, direttore del Servizio di Immunoematologia e Trasfusionale interaziendale dell’azienda ospedaliera S. Croce e Carle e della CN1 ci ha spiegato perché.

Alcune terapie (quelle nei pazienti ematologici, le chirurgie maggiori, i traumi, gli incidenti, i trapianti) sono praticabili soltanto grazie alla trasfusione che, come è praticata oggi, è possibile a seguito della scoperta dell’AB0, la classificazione dei gruppi sanguigni. Sul sito www.scienceheroes.com è al secondo posto nell’elenco delle invenzioni o scoperte che, nella storia, hanno salvato più vite.

Volendo fare un excursus storico, è noto che nel passato al sangue fosse attribuito potere curativo, tant’è che era pratica comune far fare dei bagni a persone indebolite o consigliare di berlo, ad esempio, per i casi di epilessia. Oggi tutto ciò è superato, ma il sangue mantiene ancora un’aura di fascino e mistero. Sarà forse per il fatto di esser l’unico tessuto non ancora riprodotto in laboratorio? Effettivamente, dal punto di vista della necessità di sangue, non c’è alcun elemento artificiale in grado di sostituirlo. Sono stati fatti esperimenti con soluzioni di emoglobina, tutti interrotti, sono stati prodotti globuli rossi, ma il bisogno è talmente elevato in tutto il mondo che, quando sarà possibile crearli in modo non solo sperimentale, saranno in grado di soddisfare una richiesta minima, quindi saranno riservati a gruppi rari e situazioni particolari.

Altra curiosità sta nel fatto che i gruppi cambiano in base alla popolazione. Alcuni genetisti, come Luigi Luca Cavalli-Sforza, han fatto una storia delle migrazioni nei diversi secoli seguendo proprio la diffusione dei gruppi sanguigni.

In conclusione, in un momento di passaggio come quello che stiamo vivendo, con pazienti anche non caucasici, l’impegno per il futuro di tutti sarebbe quello di estendere quanto più possibile la base di donatori in modo da avere giusto mix di caratteristiche.

IN SALUTE – In collaborazione con ASL CN1



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