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Equitalia e il pignoramento presso terzi

Se il contribuente non paga entro 60 giorni dalla data di notifica iscrizione a ruolo cartella di pagamento esattoriale, non presenta alcuna istanza di ricorso e non interviene un provvedimento di sospensione o annullamento da parte dell’ente creditore o della Commissione tributaria, Equitalia in qualità di Agente di riscossione incaricato al recupero del credito, procede all’esecuzione forzata.

A seconda dei casi, l’Agenzia di Riscossione può pertanto procedere con un atto formale che prevede una delle seguenti conseguenze:
– iscrizione di un fermo amministrativo sui beni mobili registrati, come per esempio su autovetture private o societarie;
– iscrizione ipoteca sui beni immobili, fatta eccezione della prima abitazione e relative pertinenze.
– pignoramento esattoriale mobiliare e per conto terzi nelle forma di pignoramento stipendio e conto corrente.
– pignoramento – espropriazione forzata dei beni immobili;
– azioni esecutive, cautelari o conservative che l’ordinamento attribuisce in genere al creditore.

Il pignoramento esattoriale è un atto esecutivo, regolato e previsto dall’art. 491 e successivi del Codice di Procedura Civile, e può essere avviato come procedura di esecuzione forzata sui beni del debitore, ovvero, come espropriazione dei beni come atto in forza di precetto o titolo esecutivo, tale pignoramento si verifica per il mancato pagamento di un cartella esattoriale oltre i termini previsti per Legge.

L’ufficiale giudiziario pertanto per conto dell’Agente di Riscossione che rappresenta gli enti creditori, redige un verbale che oltre a contenere l’ingiunzione e l’obbligo di astensione da parte del debitore a disporre dei beni patrimoniale oggetto del Pignoramento, contiene anche:

  • l’invito di iscrivere la propria residenza presso la sede del giudice competente dell’esecuzione per l’effettuazione delle notifiche, in mancanza dell’iscrizione, le notifiche verranno eseguite presso la cancelleria del giudice;
  • procedura con tutte le informazioni per evitare il pignoramento dei beni. L’esecuzione forzata può essere infatti evitata depositando una somma di denaro pari all’importo dovuto ai creditori;
  • elenco e descrizione di tutte le cose pignorate e il relativo stato di conservazione dimostrabili rappresentazione fotografica o audiovisiva, nonché la determinazione approssimata del presumibile
  • valore di vendita che viene stabilito, se richiesto dal creditore, da uno stimatore esperto nel campo, scelto dallo stesso Ufficiale Giudiziario.

Quali sono i beni non pignorabili?
L’espropriazione dei beni di un debitore che non assolve al pagamento delle somme a lui iscritte da parte dell’Agenzia di Riscossione per conto degli enti creditori, può avere diverse forme in base all’oggetto del pignoramento, ossia, che si tratti di beni mobili, immobili, per conto terzi come il pignoramento dello stipendio. Innanzitutto, è bene ricordare che secondo il Codice Civile ci sono beni che non possono essere oggetto di pignoramento e altri limitatamente pignorabili.

Beni non pignorabili
Sono quelli definiti dall’art.514 del codice procedura civile. In altre parole, non possono essere pignorati tutti quei beni che per credo, tradizione, valore affettivo trascendono dal principio secondo il quale tutti i beni possono essere sottoposti a garanzia del credito. Sono altresì esclusi, quelli indispensabili allo svolgimento della normale vita domestica come per esempio: fede nuziale, crocifisso, frigorifero, letti, cucina, macchina del gas, ecc. Inoltre, in base all’art 545 del c.p.c., sono ritenuti impignorabili: i crediti alimentari, con esclusione di determinate categorie e quelli che consistono in assegni di mantenimento, sussidi di maternità e malattia, etc.

Beni limitatamente pignorabili
Sono tutti i beni strumentali, ossia, indispensabili all’esercizio della professione cui deriva il sostentamento proprio e della propria famiglia. Il limite di valore pignorabile dei beni strumentali non può essere superiore al quinto del valore di vendita, a meno che non sia sufficiente a soddisfare il credito, in questo caso il limite può essere innalzato. Tale disposizione, è valida solo se il debitore è persona fisica e non riguarda pertanto pignoramenti messi in atto nei confronti di una società. L’esecuzione del pignoramento perde efficacia se entro 90 giorni dallo stesso non viene richiesta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati mobili mentre nel caso di beni immobili, il giudice emana un’ordinanza con la quale viene disposta la cancellazione delle trascrizioni del bene stesso dai registri immobiliari.

Beni sempre pignorabili
I diversi tipi di pignoramento vengono disposti dall’Agente della Riscossione e dal Giudice che sono autorizzati per Legge a disporre l’esecuzione forzata delle somme iscritte al debitore. Il pignoramento può essere disposto su beni mobili, immobili, per conto terzi con il pignoramento dello stipendio, pensioni, tfr o sul conto corrente.
Il Pignoramento dei beni mobili è regolato dall’art. 812 terzo comma del Codice Civile che, definisce l’autorità dell’Agente della riscossione a pignorare beni mobili di proprietà, disponibili presso l’abitazione o nei locali dove il debitore svolge l’attività professionale, commerciale o artigianale.
In caso di mancato pagamento delle somme iscritte, I beni mobili pignorati vengono messi all’asta.
Per debiti fino a 2 mila euro, in base alle ultime disposizioni legislative, a partire dal 13 luglio 2011 l’applicazione delle misure esecutive deve essere preceduta: dall’invio per posta ordinaria di due solleciti di pagamento, di cui il secondo a distanza di almeno sei mesi dal primo.
In caso di pignoramento dei beni mobili, l’Ufficiale Giudiziario, presenta al debitore l’atto che contiene il titolo esecutivo a procedere al pignoramento, per cui ricerca nella casa o nelle altre sue proprietà, i beni che possono essere oggetto di pignoramento e successivamente di vendita, in caso di mancato pagamento all’ente creditore. La procedura di pignoramento non può essere effettuata nei giorni festivi né al di fuori dall’orario stabilito per le notificazioni dalla legge, cioè dalle 7 alle 21.

Generalmente, i beni pignorabili più comuni sono:

  • denaro contante
  • oggetti preziosi
  • titoli di credito
  • ogni altro bene che possa garantire una sicura realizzazione come: televisori, computer, ecc.

Oltre al bene mobili, può essere pignorabile anche il bene immobile con il cd. pignoramento immobiliare , previsto come procedura successiva all’ipoteca, nel caso in cui il debitore perseveri nel non pagare le somme a lui iscritte. Il pignoramento immobiliare prevede pertanto che l’Agente della riscossione notifichi al debitore, l’atto esecutivo con cui ha inizio la procedura di vendita all’asta dell’immobile.

Secondo le ultime novità l’immobile non può essere pignorato quando:

  • è destinato ad uso abitativo e il debitore vi risiede anagraficamente
  • è l’unico di proprietà del debitore
  • non è un immobile di lusso ad esempio non è una villa (A/8), un castello o un palazzo di eminente pregio artistico o storico (A/9).

L’immobile invece può essere pignorato solo se:

  • l’importo del debito iscritto a ruolo è superiore a 120.000 euro;
  • sono passati 6 mesi dall’iscrizione di ipoteca e il debitore non ha pagato.

Pignoramento stipendio dei lavoratori pubblici, privati, tempo determinato, collaboratori e parasubordinati.
L’Agente della riscossione, per recuperare le somme iscritte al debitore può rivalersi su un altro soggetto, ossia, può richiedere al terzo di pagare le somme di cui il contribuente è creditore entro i limiti dell’importo dovuto.
Con riferimento al pignoramento dello stipendio ha stabilito i limiti per la pignorabilità dello stipendio e delle altre indennità connesse al rapporto di lavoro:

  • per importi fino a 2.500 euro: la quota massima pignorabile è un 1/10.
  • per somme comprese tra 2.500 e 5.000 euro: la quota massima pignorabile è di 1/7.
  • se si superano i 5.000 mila euro: si applica la quota di 1/5, che costituisce il limite massimo pignorabile.

In altre parole, il lavoratore titolare di atto di pignoramento entro le suddette nuove soglie, si vedrà trattenere dal proprio datore di lavoro le somme derivanti da atto di pignoramento dell’Agente della riscossione di importo nettamente inferiore, allungando il periodo necessario per sanare l’intero debito.

La legge, inoltre, prevede la stipulazione obbligatoria di un’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego a titolo di garanzia o, in alternativa, altri strumenti che assicurino il recupero del finanziamento qualora proprio a causa di cessione o riduzione dello stipendio non sia più possibile continuare l’ammortamento o il recupero del credito.

Pignoramento pensione TFR cessione del quinto: La pignorabilità oltre che degli stipendi può essere eseguita anche sulle pensioni e sul TFR dei lavoratori dipendenti pubblici che privati purché titolari di un contratto di lavoro di durata non inferiore a 3 anni, che abbiano la possibilità di estinguere eventuali prestiti contratti attraverso la cessione del quinto della propria retribuzione, ma solo in misura non superiore ad 1/5 dello stipendio percepito, al netto di ritenute, per periodi non superiori a dieci anni, la pignorabilità inoltre può essere eseguita sui lavoratori con un’età inferiore ai 65 anni, che siano addetti a prestazioni di carattere permanente e siano provvisti di salario fisso e continuativo. Per i lavoratori a tempo determinato e per i collaboratori la cessione dello stipendio non può eccedere il periodo di tempo rimanente per la scadenza del contratto in essere, mentre i lavoratori parasubordinati sono legittimati alla cessione solo se il proprio rapporto di lavoro ha una durata non inferiore ai 12 mesi.

Il pignoramento conto bancario e postale, è un’ulteriore applicazione rispetto a quello dello stipendio, infatti, l’articolo 491 del codice civile, prevede che l’applicazione delle misure di esecuzione del pignoramento possano essere estese anche al conto corrente del debitore, disponendo pertanto per il creditore la facoltà di operare un’azione diretta di prelievo dal conto corrente del debitore.Il prelievo diretto sul conto corrente del debitore, avviene di fatto quando il debitore non possiede beni mobili e immobili da apporre a garanzia del credito. Il creditore, quindi, ha la possibilità di coprire il debito agendo direttamente sul conto corrente del debitore, nel caso in cui il saldo del conto corrente non basti a coprire il debito, il creditore, può decidere di rivalersi sulle pensioni e sugli stipendi del debitore accreditati sul c/c e recuperare la cifra necessaria alla copertura, inoltre, il giudice può disporre la chiusura del conto corrente e decidere di rigirare il saldo totale al creditore lasciando al debitore l’onere dei vincoli fiscali.
Bloccare il pignoramento con la rateizzazione del debito.
L’unico modo per evitare il pignoramento dei propri beni ed è quello di pagare le somme iscritte al ruolo, ossia, versando all’Ufficiale Giudiziario l’importo dovuto con l’aggiunta delle spese. In tal caso, i beni oggetto di pignoramento vengono liberati a seguito ordinanza emessa dal giudice che attesta la volontà del debitore di sostituire a beni e crediti sottoposti a pignoramento, con una somma in denaro tale da  coprire l’intero debito nei confronti dell’ente creditore +  interessi + spese di esecuzione + spese varie. Per arrivare all’ordinanza che liberi i beni pignorati, il debitore deve innanzitutto:

  • presentare al giudice la Dichiarazione di volontà al pagamento della somma a lui iscritta
  • depositare presso la cancelleria, congiuntamente ad un’istanza detta di conversione, almeno 1/5 della somma a lui iscritta a debito